Dal 1° ottobre 2026 in Maryland è in vigore una legge che vieta ai grandi supermercati e ai servizi di consegna della spesa di usare i tuoi dati personali per farti pagare un prezzo più alto sul cibo. È la prima del suo genere negli Stati Uniti. In Italia non esiste niente di simile: nessun divieto generale. Ma la domanda che c’è dietro ti riguarda eccome, ogni volta che compri online o con un’app: puoi pagare più del tuo vicino di casa solo perché un algoritmo ti conosce meglio?
La risposta breve per l’Italia è questa: non è vietato in sé, ma se acquisti a distanza il venditore deve dirtelo. Dal 2 aprile 2023 il Codice del consumo prevede che, se il prezzo è stato personalizzato sulla base di un processo decisionale automatizzato, il professionista ti informi. Il bello è che la discussione italiana, quando c’è, gira intorno a un’altra cosa: la carta fedeltà. E lì la personalizzazione, a ben guardare, c’è già da un pezzo.
In questa guida rimettiamo ordine. Vediamo cosa significa davvero “prezzo personalizzato” (e cosa no), cosa ha fatto il Maryland e cosa prevede la legge italiana ed europea. Poi perché secondo me la carta fedeltà è il punto in cui il confine si fa sottile, cosa si è scritto in Italia e come puoi controllare i tuoi prezzi in cinque passaggi.
Una precisazione onesta prima di partire: non ho fatto test di prezzo in prima persona. Il testo si basa sul Codice del consumo, sui documenti della FTC (l’autorità americana per la concorrenza e i consumatori), sulle inchieste di Consumer Reports, sulla stampa italiana e sugli studi legali. Dove le fonti non concordano, o non sono riuscito a verificare qualcosa che gira in rete, lo scrivo.
Cosa sono i prezzi personalizzati e il surveillance pricing
Un prezzo personalizzato è un prezzo che cambia da persona a persona per lo stesso prodotto nello stesso momento, perché chi vende usa dati che ti riguardano: posizione, dispositivo, cronologia di navigazione, acquisti passati, o una stima di quanto saresti disposto a pagare. Gli americani lo chiamano surveillance pricing (prezzi basati sulla sorveglianza). Si parla anche di prezzi individualizzati o algoritmici.
Il guaio è che si mischia tutto. Una differenza di prezzo non è per forza un prezzo personalizzato. La tabella aiuta a distinguere.
| Termine | Cosa significa | Esempio | Basato sui tuoi dati? |
|---|---|---|---|
| Prezzo dinamico | Il prezzo cambia con domanda, offerta o orario, uguale per tutti | Voli, hotel in settimana di fiera, concerti | No |
| Prezzo per località | Il prezzo dipende dal negozio, dalla città o dalla zona | Lo stesso prodotto più caro in un punto vendita senza concorrenza | Non direttamente |
| Test A/B | Clienti scelti a caso vedono prezzi diversi, così il venditore capisce cosa funziona | I test di Instacart scoperti da Consumer Reports | No, l’assegnazione è casuale |
| Offerta personalizzata | Un buono o una promo cucita sul tuo comportamento | «Solo per te: -10% nell’app» | Spesso sì |
| Prezzo personalizzato | Il tuo prezzo deriva dai tuoi dati | Vedi di più degli altri perché il sistema pensa che tu possa permettertelo | Sì |
Insomma, tieni a mente una cosa: una differenza di prezzo è un sintomo. La causa può essere il caso, la dinamica di mercato, il luogo o il tuo profilo. Da fuori non sempre si riesce a capire quale.
Cosa ha cambiato il Maryland
In Maryland dal 1° ottobre 2026 si applica il «Protection From Predatory Pricing Act» (House Bill 895). Vieta ai rivenditori alimentari di almeno 15.000 piedi quadrati (circa 1.400 metri quadrati) e ai servizi di consegna di usare dati personali per fissare un prezzo più alto per una singola persona o un gruppo sui prodotti alimentari esenti da imposta.

Ho confrontato il testo approvato con le analisi degli studi legali Skadden, Morgan Lewis e Hunton. In sostanza:
- Restano consentiti i programmi fedeltà aperti a chiunque voglia iscriversi, le promozioni pubbliche, le differenze legate a costi reali (spedizione, tasse), gli abbonamenti e i prezzi offerti a chi accetta esplicitamente di cedere i propri dati in cambio.
- L’applicazione spetta alla divisione consumatori della procura generale, dopo una diffida e 45 giorni per mettersi in regola. Nessuna azione individuale dei consumatori.
- Le sanzioni, secondo gli studi legali, arrivano a 10.000 dollari per violazione e a 25.000 dollari in caso di recidiva.
- Restano fuori: ristoranti, piccoli negozi, prodotti non alimentari, servizi di trasporto, viaggi.
Segnati subito l’eccezione sui programmi fedeltà. È molto ampia, e ci torniamo tra poco, perché è proprio il punto in cui l’Italia si gioca la partita.
Per i dettagli americani (Instacart, Uber, McDonald’s, gli altri Stati) c’è la nostra guida in inglese su surveillance pricing e Maryland. Qui parliamo di cosa vale per te in Italia.
Cosa dice già la legge italiana ed europea
In Italia non c’è un divieto generale dei prezzi personalizzati, ma c’è un obbligo di informazione. Deriva dalla direttiva europea 2019/2161 (la cosiddetta «Omnibus»), recepita con il decreto legislativo 7 marzo 2023, n. 26, ed è in vigore dal 2 aprile 2023. Lo trovi all’articolo 49, comma 1, lettera e-bis del Codice del consumo.

Il testo è breve. Il professionista deve dare al consumatore, tra le altre informazioni, «se applicabile, l’informazione che il prezzo è stato personalizzato sulla base di un processo decisionale automatizzato, ferme le garanzie di cui all’articolo 22 del regolamento (UE) 2016/679». Quel «se applicabile» conta: l’obbligo scatta solo se il prezzo è davvero personalizzato.
Occhio a un dettaglio. L’articolo 49 riguarda i contratti a distanza e quelli negoziati fuori dai locali commerciali. Quindi vale per gli acquisti online o tramite app, non per il passaggio alla cassa di un supermercato fisico. Davanti a uno scaffale con le etichette elettroniche, questa norma non ti dà quell’informazione.
La direttiva europea chiarisce, nei suoi considerando, cosa intende per prezzo personalizzato: un prezzo fissato per consumatori o categorie di consumatori sulla base di un processo decisionale automatizzato e della profilazione del comportamento. In pratica, il professionista può così valutarne il potere d’acquisto. Il prezzo dinamico, invece (quello che cambia in fretta con la domanda, senza personalizzazione), non rientra nell’obbligo.
A questo si aggiungono altre regole che spesso si dimenticano:
- Il GDPR. Quando i dati personali entrano nel calcolo del prezzo, valgono gli obblighi di trasparenza e le basi giuridiche del trattamento. Il Garante per la protezione dei dati personali è l’autorità competente.
- Le pratiche commerciali scorrette. Una pratica che falsa le scelte economiche del consumatore può essere illecita anche se formalmente trasparente. Se ne occupa l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM).
- Il Digital Fairness Act. La Commissione europea sta preparando un pacchetto contro le pratiche manipolative online, che dovrebbe toccare anche i prezzi personalizzati e la profilazione. Il calendario prevede la proposta per il quarto trimestre 2026. A inizio settembre non era ancora stata presentata e a oggi non ho trovato un testo pubblicato.
Allora, quest’obbligo si vede nella vita reale? Sinceramente, non ho trovato casi in cui un grande venditore italiano sia stato pubblicamente richiamato per aver omesso l’informazione su un prezzo personalizzato. Può voler dire che quasi nessuno personalizza. Oppure che quasi nessuno guarda…
Il vero terreno italiano: la carta fedeltà
Se c’è un posto dove in Italia i dati dei clienti incontrano i prezzi, quello è la carta fedeltà. Un’inchiesta de Il Post del 2 giugno 2025 (“Chi ci guadagna davvero con le carte fedeltà”) porta alcuni numeri che fanno riflettere. Secondo i dati che Esselunga ha comunicato al giornale, il 96% degli incassi dell’azienda arriva da clienti con la carta, e circa il 2% del fatturato serve a coprire i costi delle promozioni. Il Post cita anche il libro «La fedeltà del cliente» curato da Sandro Castaldo (SDA Bocconi), secondo cui il 41% delle informazioni che le aziende raccolgono sui clienti deriva dalle carte fedeltà.
La frase che mi è rimasta in testa è quella di un responsabile del programma Fidaty, riportata dal giornale: «non offriamo sconti sulla carne ai vegetariani». Cioè: la personalizzazione dell’offerta non è un’ipotesi futura, è già il modo di lavorare. Il sistema legge cosa compri, capisce cosa ti serve, ti propone sconti su misura (e cerca di non farti scappare).
Lo dico senza complottismi: uno sconto su misura non è un reato, e per molti è un vantaggio reale. Ma c’è una domanda scomoda. Quando un’offerta personalizzata diventa un prezzo personalizzato? Se il sistema decide di non darti lo sconto che dà ad altri perché ti considera «fedele a prescindere», hai pagato di più oppure no? Il Maryland risolve il dubbio esentando i programmi fedeltà aperti a tutti. L’Italia, per ora, una regola dedicata non ce l’ha.
Una simile osservazione la fanno anche i Marktwächter tedeschi (le verifiche dei consumatori della Germania): la personalizzazione si nasconde nello sconto più che nel cartellino. Sono considerazioni su un altro paese, ma la logica è identica, e rende la carta fedeltà il posto giusto dove guardare.
Cosa si è scritto in Italia
La stampa italiana ha cominciato a occuparsene, anche se in modo limitato. Due pezzi utili:
- Il Fatto Quotidiano, 11 maggio 2026, in un post di opinione nella sezione blog firmato da Nicola Bernardi, intitolato «Prezzi dinamici nei supermercati in base ai dati personali: serve sospetto consapevole». Sostiene che il surveillance pricing non è esplicitamente vietato in Italia e nell’UE, ma il quadro è più complesso: il GDPR impone trasparenza e consenso consapevole, e, nelle parole dell’autore, «se una pratica è idonea a falsarne le scelte economiche, diventa infatti illecita, anche se formalmente “trasparente”». Il consiglio ai consumatori: leggere con attenzione le informative di carte fedeltà e app promozionali.
- Il Fatto Alimentare, 18 maggio 2026, di Francesca Faccini, intitolato «Prezzi algoritmici: quando i nostri dati scelgono quanto dobbiamo pagare». Ricorda l’inchiesta di Consumer Reports su Instacart (variazioni fino al 23% sullo stesso prodotto tra clienti diversi) e l’annuncio di Walmart sulle etichette digitali in tutti i punti vendita americani.

Sui social la discussione è quasi assente. Ho cercato i post italiani di settembre e ottobre 2026 su prezzi personalizzati, surveillance pricing, etichette elettroniche e Maryland: praticamente nulla, a parte qualche battuta e qualche riferimento ai concerti con prezzi dinamici. Per me è un segnale di quanto il tema sia ancora di nicchia, e anche del fatto che chi cerca una spiegazione in italiano trova poco.
Un altro fronte sono le etichette elettroniche. Secondo Agenda Digitale, in Norvegia i supermercati con etichette elettroniche possono cambiare un prezzo fino a 100 volte al giorno, e sindacati e politici temono che, se collegate a Bluetooth o al riconoscimento facciale, potrebbero servire a personalizzare i prezzi a insaputa dei clienti. È un timore, non una pratica provata. Walmart, da parte sua, ha scritto che non userà reddito, storico di acquisti o urgenza del cliente per variare un prezzo.
Cosa mostrano davvero i dati
La verità scomoda: i dati dicono che i prezzi cambiano, molto più spesso di quanto sappiamo spiegare, ma non dicono chi o cosa li fa cambiare. L’esempio migliore è il test su Instacart di fine 2025. Consumer Reports, il Groundwork Collaborative e More Perfect Union hanno reclutato 437 volontari in quattro città. Circa il 74% dei prodotti testati compariva a più di un prezzo, con una differenza massima del 23% su un singolo articolo e una differenza media sul carrello di circa il 7%. In un Safeway dell’area di Seattle lo stesso carrello costava 114,34 dollari per alcuni e 123,93 per altri.

Il famoso dato dei 1.200 dollari l’anno non è una perdita misurata: è un calcolo ipotetico (il 7% di differenza applicato alla spesa annuale stimata di una famiglia di quattro persone). Instacart ha parlato di esperimenti casuali, ha negato di aver usato reddito, dati demografici o storico d’acquisto, e ha dichiarato di aver chiuso i test di prezzo sui singoli articoli. Entrambe le versioni possono essere vere insieme: lo studio dimostra che persone diverse vedevano prezzi diversi, non che il motivo fosse il loro profilo.
Insomma, il nodo non è tanto l’esistenza di prezzi diversi, quanto l’opacità: vedi un prezzo e non sai perché è quello.
Un esempio passo passo: lo sconto con la carta
Prendiamo un caso che conosci bene. I numeri sono inventati, servono solo a mostrare il ragionamento: non è una rilevazione reale.
Il latte costa 1,89 € a scaffale. Con la carta fedeltà, nell’app, vedi 1,59 €.
- Calcola la differenza. 1,89 − 1,59 = 0,30 €, cioè circa il 16% in meno rispetto al prezzo di scaffale. Dà l’ordine di grandezza dello sconto.
- Chiediti a chi vale. È uno sconto per tutti i titolari di carta, con regole pubbliche? Oppure è un’offerta “solo per te”, costruita sui tuoi acquisti?
- Confronta con un altro titolare di carta. Se un familiare o un amico con la stessa carta vede la stessa offerta, probabilmente è un prezzo fedeltà per tutti. Se vede un prezzo diverso, c’è personalizzazione.
- Decidi cosa è lecito concludere. «Con la carta pago meno» è un fatto. «Mi stanno personalizzando il prezzo» richiede più prove.
È l’esempio più utile per capire perché, in Italia, il confine tra sconto e prezzo personalizzato è tutt’altro che netto.
Come controllare i tuoi prezzi: una routine in cinque passaggi
Il metodo non garantisce di trovare qualcosa. In compenso produce prove, che valgono più di una sensazione.
Passaggio 1: scegli qualcosa di semplice e banale
Prendi un prodotto che compri spesso: un pacco di pasta, un cavo di ricarica, un libro. Meglio un prodotto preciso che una categoria generica. Annota prodotto, versione e negozio o sito.
Passaggio 2: annota il prezzo di partenza
Apri il sito o l’app come fai di solito. Segna il prezzo, l’ora e se sei collegato o no. Fai uno screenshot in cui si veda l’orario. Se c’è un prezzo barrato, annota tutte e due le cifre.
Passaggio 3: cambia una sola cosa
È il passaggio che dà senso al test. Scegli una variabile:
- Accesso: collegato o scollegato
- Dispositivo: app sul telefono o browser sul computer
- Canale: app, sito o cartellino in negozio
- Carta fedeltà: con o senza account (i prezzi “socio” sono spesso leciti e dichiarati)
- Posizione: wi-fi di casa o dati mobili, app con o senza localizzazione
Se cambi tre cose insieme, non saprai quale ha contato.
Passaggio 4: confronta e ripeti un altro giorno
Una differenza è un dato. Due differenze in giorni diversi, nella stessa direzione, dopo la stessa singola modifica, sono uno schema. Se la differenza sparisce al secondo tentativo, beh, probabilmente hai visto la dinamica di mercato o un test casuale.
Per avere un termine di paragone, usa un comparatore di prezzi neutrale: ti dice se il prezzo si muove ovunque o solo per te.
Passaggio 5: fai valere i tuoi diritti prima di arrabbiarti
In Italia e nell’Unione europea hai più strumenti di quanti pensi:
- Cerca l’informativa: se il tuo prezzo è stato personalizzato, il professionista avrebbe dovuto dirtelo (art. 49, comma 1, lettera e-bis, per gli acquisti a distanza). Se non trovi nulla, non è ancora una prova di violazione, ma una richiesta di chiarimenti ci sta.
- Chiedi l’accesso ai tuoi dati: il GDPR ti consente di domandare quali dati personali un’azienda conserva su di te.
- Segnala: in caso di dubbio serio, all’AGCM per le pratiche commerciali scorrette, al Garante per la protezione dei dati personali per il trattamento dei dati. Allega screenshot, orari e il metodo che hai seguito.
Cosa funziona davvero (e cosa no)
Ecco cosa dicono le fonti sui rimedi più citati. In sintesi: sono plausibili, ma nessuno studio ampio dimostra che abbassino i prezzi.
| Rimedio | Cosa può cambiare | Cosa dicono le prove |
|---|---|---|
| Navigazione in incognito | Avvia una sessione senza i cookie salvati | Può fermare un trattamento legato ai cookie. Non nasconde indirizzo IP, account o caratteristiche del dispositivo |
| Uscire dall’account | Toglie l’identificativo più evidente | Può cambiare sconti legati all’account. I siti riconoscono il browser anche in altri modi |
| VPN | Cambia la posizione apparente | Può cambiare prezzi, tasse, offerte. Dimostra prezzi per località, non per forza individuali |
| Spegnere la localizzazione | Limita l’accesso al GPS preciso | Può influire su consegne e offerte locali, ma resta approssimativo |
| Carta fedeltà o account | Cambia prezzi “socio”, buoni, offerte mirate | Il meccanismo in cui i prezzi effettivi differiscono di più, di solito con regole di iscrizione dichiarate. Uno sconto fedeltà non è automaticamente un prezzo personalizzato |
| Pagare senza app | Evita prezzi riservati all’app e offerte legate all’account | Plausibile, ma il prezzo a scaffale può comunque cambiare per tutti |
Due precisazioni. La prima: un test serio richiede più dispositivi in contemporanea, lo stesso prodotto, tentativi ripetuti e abbastanza osservazioni da separare un effetto d’identità dal semplice caso. Insomma, da solo, in un pomeriggio, ottieni un indizio, non un verdetto. La seconda: un prezzo più basso con una VPN non prova che ti stessero sorvegliando. Magari sei finito in una regione con un altro listino.
Italia, Europa, Stati Uniti e Canada a confronto
| Luogo | Situazione (inizio ottobre 2026) | Cosa prevede |
|---|---|---|
| Italia / UE | Dal 2 aprile 2023 (Italia) | Nessun divieto, ma obbligo di informare sui prezzi personalizzati per i contratti a distanza e fuori dai locali (art. 49, c. 1, lett. e-bis). I prezzi dinamici non rientrano. Valgono anche GDPR e pratiche commerciali scorrette |
| UE (Digital Fairness Act) | Proposta attesa nel T4 2026 | Dovrebbe affrontare anche prezzi personalizzati e profilazione. Non ancora presentata |
| Maryland (HB 895) | In vigore dal 1° ottobre 2026 | Vieta prezzi più alti basati su dati personali per l’alimentare, grandi superfici e consegne |
| New York | In vigore dal 10 novembre 2025 | Dicitura obbligatoria «THIS PRICE WAS SET BY AN ALGORITHM USING YOUR PERSONAL DATA». Il ricorso dei distributori è stato respinto l'8 ottobre 2025 |
| Connecticut, New Jersey | Approvate, operative nel 2027 | Dal 1° luglio 2027 (Connecticut) e dal 1° agosto 2027 (New Jersey) |
| Stati Uniti (FTC) | Proposta, non vincolante | Il 19 agosto 2026 l’agenzia ha proposto una dichiarazione di indirizzo: non informare di una personalizzazione sarebbe probabilmente ingannevole o scorretto |
Comunque la si guardi, a colpire è la differenza di approccio. Negli Stati Uniti si litiga sui divieti e sulle etichette, Stato per Stato. In Italia e nell’Unione c’è l’obbligo di informare da più di tre anni (da più di quattro a livello europeo), ma non è chiaro quanto venga applicato.
Cosa significa per te
Ogni situazione chiede una risposta diversa. Sette casi concreti, ciascuno con una prima mossa.
Se compri soprattutto online. Il tuo riferimento è l’obbligo di informare. Considera ogni prezzo un dato, non il prezzo. Prima mossa: al prossimo acquisto importante fai uno screenshot con l’orario e confrontalo con un comparatore neutrale.
Se usi le app e le carte fedeltà dei supermercati. Il prezzo “socio” non è un complotto, ma è uno scambio: paghi con i tuoi dati. Valuta cosa dai in cambio di quanto risparmi. Prima mossa: segna quanto risparmi al mese con la carta e leggi nelle impostazioni dell’app quali dati raccoglie.
Se ti fai portare la spesa a casa. I servizi di consegna hanno spesso prezzi più alti rispetto al negozio fisico (è un tema a parte, abbastanza comune). Prima mossa: costruisci il tuo carrello di sempre e confronta consegna e ritiro in negozio.
Se il budget è stretto. Pochi punti percentuali su una spesa settimanale, a fine mese, pesano. Usa i prezzi al chilo, i marchi del distributore e le offerte, tenendo d’occhio cosa cedi per uno sconto. Prima mossa: una volta al mese confronta i tre prodotti che compri di più su due canali.
Se hai un negozio o un e-commerce. Per te l’obbligo di informare non è teoria. Se il tuo sito personalizza i prezzi con un processo decisionale automatizzato, devi dirlo al consumatore, e una frase generica nei termini e condizioni non basta sempre. Separa tre cose: prezzi che cambiano per tutti, sconti aperti a tutti con regole pubbliche, prezzi calcolati su dati individuali. Prima mossa: chiedi per iscritto al fornitore di pricing o marketing quali dati dei clienti entrano nel prezzo mostrato. (Non è consulenza legale: confrontati con un avvocato prima di cambiare qualcosa.)
Se lavori nel marketing o nel pricing di una catena. La linea corre tra la segmentazione (normale) e l’aumento silenzioso basato su dati individuali (rischioso). Prima mossa: fai l’inventario dei punti in cui dati personali toccano prezzi o promozioni nel tuo stack e classifica ogni caso come pubblico, volontario o nascosto.
Se usi assistenti d’acquisto basati sull’IA. Gli assistenti che confrontano o comprano al posto tuo arriveranno anche da noi. Usali per confrontare e poi verifica il prezzo finale sul sito del venditore. Prima mossa: chiedi all’assistente due prezzi e clicca entrambi i link per controllare. Se vuoi capire meglio come funziona l’IA di tutti i giorni, il corso Fondamenti di IA è un buon punto di partenza.
Trappole comuni e casi particolari
Il prezzo nell’app e quello a scaffale non coincidono. Capita spesso e non è per forza personalizzazione. Confronta canali comparabili.
Scollegato costava meno. Un account collegato può avere prezzi “socio”, un visitatore anonimo può avere un’offerta per i nuovi clienti. Ripeti il test un altro giorno.
Con la VPN il prezzo era diverso. È un prezzo per paese o regione. Molti venditori tengono negozi separati per Paese, con listini propri. È lecito e non dice nulla su di te.
Il prezzo cambia ricaricando la pagina. Probabilmente hai visto un prezzo dinamico. Aspetta un minuto e controlla di nuovo.
Il prezzo barrato sembra gonfiato. Gli sconti finti sono un altro tema (pratiche commerciali ingannevoli), diverso dai prezzi personalizzati. Si segnalano entrambi.
Non trovi nessuna dicitura sulla personalizzazione. L’obbligo vale solo se c’è davvero personalizzazione, e solo a distanza. L’assenza di una dicitura non prova nulla. Chiedi chiarimenti e, se serve, esercita il diritto di accesso previsto dal GDPR.
Qualcuno dice che in Maryland i prezzi a scaffale sono stati congelati per un giorno. Non l’ho trovato nel testo della legge. Non fidarti dei riassunti sui social.
Sei in Italia e ti chiedi se la legge del Maryland ti protegge. No, vale lì. È un segnale, non un diritto per te.
Cosa tutto questo non può fare
- Non ti dice se stanno prendendo di mira proprio te. Anche i test migliori mostrano le differenze, di rado la causa.
- L’obbligo di informare non è un divieto. Chiede trasparenza, non parità di trattamento.
- Vale solo per gli acquisti a distanza. In negozio, alla cassa, questa norma non ti dà quell’informazione.
- Non esistono, che io abbia trovato, misurazioni italiane recenti e su larga scala. Il quadro si regge soprattutto su inchieste estere e su un dibattito ancora giovane.
- Confrontare non ti impedisce di subire un prezzo che cambia per tutti. È dinamica di mercato e resta lecita.
Domande frequenti
Cosa significa surveillance pricing in italiano? È la determinazione del prezzo basata sulla sorveglianza: un’azienda usa dati su di te, come posizione, dispositivo, navigazione o acquisti passati, per decidere il prezzo che ti mostra. In italiano si parla più spesso di prezzi personalizzati o individualizzati.
I prezzi personalizzati sono legali in Italia? In linea di principio sì, perché i professionisti fissano liberamente i prezzi. Ma dal 2 aprile 2023, per i contratti a distanza, devono informarti se il prezzo è stato personalizzato sulla base di un processo decisionale automatizzato (art. 49, comma 1, lettera e-bis, del Codice del consumo). Valgono anche il GDPR e la disciplina delle pratiche commerciali scorrette.
Che differenza c’è tra prezzo dinamico e prezzo personalizzato? Il prezzo dinamico cambia con domanda, offerta o orario ed è uguale per tutti nello stesso momento, come un volo o un hotel. Il prezzo personalizzato deriva dai tuoi dati. L’obbligo di informare riguarda solo il secondo.
La mia carta fedeltà mi fa pagare di più? Non necessariamente. Un prezzo “socio” con regole pubbliche è in genere uno sconto lecito. Il dubbio nasce quando offerte e sconti vengono costruiti sul tuo storico d’acquisto senza che tu lo veda: lì l’offerta personalizzata e il prezzo personalizzato si avvicinano molto. Leggi l’informativa e controlla quali dati cedi.
Navigare in incognito fa abbassare i prezzi? Non ci sono prove ampie in questo senso. Elimina i cookie salvati ma non nasconde indirizzo IP né account. Un prezzo più basso dopo non dimostra che prima fossi personalizzato.
Cosa posso fare se sospetto un prezzo personalizzato non dichiarato? Raccogli screenshot con orario, annota il metodo e quanto hai cambiato tra un controllo e l’altro, poi segnala all’AGCM (pratiche commerciali scorrette) o al Garante per la protezione dei dati personali (trattamento dei dati). Puoi anche chiedere al venditore l’accesso ai tuoi dati.
L’obbligo di informare vale anche al supermercato? No, non per questa norma. L’articolo 49 riguarda i contratti a distanza e fuori dai locali commerciali, quindi acquisti online o tramite app, non il passaggio alla cassa in un negozio fisico.
Cosa prevede il Digital Fairness Act? La Commissione europea vuole regolare le pratiche manipolative online, tra cui i dark pattern e, a quanto pare, i prezzi personalizzati. La proposta era attesa per il quarto trimestre 2026 e, per quel che ho verificato, non era ancora stata presentata.
L’IA peggiora la situazione? Rende queste pratiche più economiche e veloci, e per questo i legislatori americani hanno scritto l’IA nelle definizioni. Ma quanto sia diffusa davvero la personalizzazione individuale dei prezzi non è ben chiaro, come riconosce la stessa FTC.
In sintesi
Il surveillance pricing esiste come tecnica, sta diventando una categoria giuridica e non è dimostrato come pratica diffusa. In Italia hai già due leve: l’obbligo di informare sui prezzi personalizzati negli acquisti a distanza e i diritti che ti dà il GDPR. E c’è una domanda aperta, che secondo me conta più di tutte: dove finisce uno sconto su misura e dove comincia un prezzo su misura?
Il mio consiglio: tratta ogni prezzo come un dato, cambia una cosa sola alla volta quando controlli e conserva gli screenshot. Se vuoi capire meglio come funziona l’IA che sta dietro a tante di queste decisioni, parti da Fondamenti di IA, poi guarda Alfabetizzazione IA (art. 4) e Prompt efficaci con ChatGPT.
E tu, la carta fedeltà del supermercato la usi? Ti sembra che lo sconto valga i dati che cedi?
Fonti
- Brocardi.it: art. 49 del Codice del consumo, obblighi di informazione nei contratti a distanza
- Lexology: il recepimento in Italia della Direttiva Omnibus, il D.Lgs. 26/2023 in pillole
- Altalex: il codice del consumo si rinnova per raccogliere le sfide dei mercati digitali
- Il Fatto Quotidiano: Prezzi dinamici nei supermercati in base ai dati personali, serve sospetto consapevole (11 maggio 2026)
- Il Fatto Alimentare: Prezzi algoritmici, quando i nostri dati scelgono quanto dobbiamo pagare (18 maggio 2026)
- Il Post: Chi ci guadagna davvero con le carte fedeltà (2 giugno 2025)
- Agenda Digitale: Prezzi che cambiano 100 volte al giorno, la novità nei supermercati
- Garrigues: Modernization Directive, how personalized prices will be applied
- Maryland General Assembly: HB 895 (2026)
- Skadden: Maryland Becomes the First State to Restrict Surveillance Pricing in the Food Industry
- Morgan Lewis: Maryland Enacts HB 895
- Federal Trade Commission: FTC Seeks Comment on Enforcement Policy Statement Regarding Personalized Pricing (19 agosto 2026)
- Consumer Reports: Instacart’s AI-Enabled Pricing Experiments May Be Inflating Your Grocery Bill
- Verbraucherzentrale Bundesverband: Online-Preise, hochdynamisch aber selten individualisiert (28.11.2018)




